ilSottoSopra ha seguito con attenzione ed entusiasmo il referendum fino alla fine, cercando di rendere più chiaro un argomento molto complesso, di convincere gli indecisi e i numeri giovani che per la prima volta si sono trovati dentro la cabina elettorale. Desidero ringraziare il professor Identi, che mi ha permesso di dedicarmi ad un argomento attuale ma molto delicato e ringrazio anche Leonardo Caporusso, che mi ha sempre accompagnato nei numerosi incontri e dibattiti sulla riforma costituzionale a cui abbiamo partecipato. Un’affluenza così alta alle urne non si vedeva da anni, il 4 dicembre 2016 tutti gli italiani aventi diritto di voto si sono ritrovati di fronte ad una importante scelta: cambiare la nostra Costituzione o non accettare la riforma proposta. Con un risultato che neanche i più ottimisti avrebbero potuto mai immaginare, il No vince con il quasi 20% di distacco dal Si. Renzi commenta immediatamente i risultati con una conferenza in diretta su Facebook dove, come aveva ripetutamente affermato durante i suoi interventi, definisce terminata l’esperienza del suo Governo, “volevo cancellare le troppe poltrone della politica italiana, ma la poltrona che salta è la mia”. Per quale motivo così tanti cittadini hanno deciso di respingere la riforma costituzionale? Il No vince soprattutto al Sud, dove supera abbondantemente il 60% delle preferenze, all’estero invece vince il Si, ma nonostante Renzi abbia puntato molto sugli italiani emigrati fuori dall’Italia, i voti non sono sufficienti per vincere. Interessanti sono i sondaggi post-referendum, secondo cui ad aver votato contro la riforma sono stati in gran parte i giovani e le fasce di popolazione più in difficoltà. Renzi in numerose occasioni aveva dichiarato conclusa la sua carriera politica nel caso in cui avesse perso il referendum. Affermazioni che, probabilmente, hanno accentuato la netta vittoria del No, trasformandolo in parte, in un mero voto politico. Renzi si sfoga con i suoi collaboratori, “non pensavo mi odiassero così tanto”, ma gli elettori si sono espressi, rifiutando la riforma e insieme ad essa anche il suo ideatore. Il risultato è un ottimo punto di riflessione per capire l’attuale situazione di quegli italiani che, prendendo alla lettera le parole dell’ex Primo Ministro, hanno votato No per mandarlo a casa. La campagna referendaria è stata durissima, senza alcuna esclusione di colpi: dal termine schiforiforma coniata dai sostenitori del No all’accozzaglia con cui Renzi ha definito questi ultimi. Numerose sono state anche le bufale riguardanti la riforma, dai 500 milioni di euro risparmiati secondo il fronte del Si alla deriva autoritaria per alcuni esponenti del No, che hanno portato solo più confusione fra gli elettori e i numerosi indecisi. È stato sicuramente un referendum interessante, che ha ricordato a tutti noi di avere una meravigliosa Costituzione, da conoscere, difendere ed amare. Ha vinto il No, ma cosa ancora più importante ha vinto la democrazia, il volere dei cittadini, che, qualunque esso sia va rispettato, perché “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.